Intro off-topic o forse no: dov'è andato a finire il tempo reale?


A giugno sono stati annunciati i rapporti di due ricerche su blog e giornalismo tradizionale:

  • Journalisten im Internet, rapporto di una indagine condotta da Guido Keel e Marcel Berset per l’Istituto di scienze applicate dei media (IAM) della SUP di Zurigo Wintertur e per l’agenzia PR Bernet,  presso i giornalisti svizzeri germanofoni affiliati a Impressum, datato dicembre 2005, annunciato però in nella newsletter dell'UFCOM del 15 giugno 2006. "Journalisten im Internet" (PDF, 688kb, 39 pagine)  può essere scaricato dalla pagina Forschung dell'IAM .
L'intervallo di 6 mesi tra la data di pubblicazione di Journalisten im Internet e l'annuncio da parte dell'UFCOM sembra dovuto all'IAM (e non all'UFCOM), visto che il link per il download è ancora nella rubrica " Aktuelle Projekte". Il fatto è che Marco Faré non  ne ha potuto tenere conto nella sua ottima ricerca. E per il lettore che si tiene informato via queste newsletter, la cosa può risultare strana al primo colpo d'occhio.

6 mesi di intervallo, e persino 1 mese nel caso del servizio ricerca USI SUPSI, sono tanti. Perché non fare come altre università, che utilizzano dei blog ufficiali, con la possibilità per gli autori di caricare e linkare direttamente documenti pesanti quali questi rapporti?

Blog e giornalismo: l'era della complementarietà
La panomarica di Marco Faré è notevole per la completezza, per la concisione e per la chiarezza: l'uso di termini tecnici - che vengono sempre spiegati, comunque - è limitato al minimo indispensabile.
Soprattutto, questa panoramica dà voglia di proseguire il dibattito. Lo si può fare nei commenti al messaggio Conversations on Blogs (27.06.2006) di Friday.Net, il blog dell'autore, dove sono indicati i link ai commenti di altri sulla ricerca.

E il multimedia?
Tra questi commenti, Bruno Giussani, in The blogosphere's natural selection (Lunch Over IP, 26.06.2006), dopo aver sottolineato l'interesse della ricerca di Faré, ne rileva una debolezza: la limitazione del concetto del giornalismo alla stampa scritta, che lascia da parte gli altri media (radio, TV).
La stessa osservazione si potrebbe fare anche a proposito del concetto di blog e soprattutto di "citizen journalism" (giornalismo creato dai cittadini) che emerge da questa ricerca. A pagina 35, Faré scrive:
David Newberger ad esempio, ritiene che tra cinque anni il blog sarà multimediale e bloggare sarà più facile, con più servizi a disposizione. Pensa che il blog diventerà tanto importante da diventare indispensabile per ognuno di noi. Immagina i blog capaci di attirare ingenti risorse pubblicitarie.
In realtà la sua analisi appare esagerata. Lo sviluppo del fenomeno sara verosimilmente più lento.
Se il commento è riferito alla capacità dei blog di attirare ingenti risorse pubblicitarie, può darsi. Se però il commento si riferisce ai blog multimediali,  è un po' strano - soprattutto da parte di Marco Faré, che cita il blog Macchianera di Gianluca Neri nella ricerca (e lo elenca nel blogroll del proprio blog). Macchianera offre 5 canali radio ascoltabili via internet.

In particolare, il 10 aprile 2006, in occasione delle elezioni presidenziali italiane, Neri ed altri hanno condotto una trasmissione fiume  per seguire lo spoglio dei risultati. In questa trasmissione i conduttori pescavano l'audio di trasmissioni televisive con il microfono e le commentavano, seguivano e commentavano i siti ufficiali e la chat scritta tra ascoltatori, e a tratti trasmettevano anche via videocam. Gli ascoltatori potevano intervenire sia per telefono sia via Skype. Ed è tuttora possibile riascoltare questa trasmissione sia in streaming sia via podcast (1).

Certo, non si tratta del multimedia offerto dai media tradizionali: ogni tanto uno dei conduttori doveva uscire a sistemare la parabolica che la tempesta spostava, e nessuna radio ufficiale si potrebbe permettere di pescare altre trasmissioni in questo modo, sia per motivo di complessi accordi con le società di gestione dei diritti di autore, sia a causa dei standard di qualità vigenti. Però sia questa trasmissione fiume, sia i  blog sempre più numerosi che sfruttano le possibilità di hosting audio e video offerte gratuitamente da Google Video, You Tube, Internet Archive (2), dimostrano che c'è anche un pubblico per questo "multimedia povero" che fa torcere il naso ai professionisti tradizionali. Un pubblico più interessato ai contenuti alternativi offerti che alla forma.

Journalisten im Internet

Anche se la ricerca Journalisten im Internet si basa su un sondaggio effettuato unicamente presso i giornalisti svizzeri germanofono affiliati ad Impressum, sembra probabile che i risultati non sarebbero stati molto più incoraggianti in Svizzera Romanda o in Svizzera Italiana.
La sezione dedicata all'utilizzo dei blog come fonte di informazione da parte dei giornalisti è intitolata a ragione "Blogs noch flop": i blog arrivano al penultimo posto tra le fonti di informazioni citate dai giornalisti per ordine di importanza, seguite soltanto dalle chatroom.
Ma ad essere veramente preoccupanti sono le risposte alle domande su feed RSS e podcast:
  • il 45.8% dei giornalisti interpellati (il 50% dei giornalisti di meno di 36 anni) dichiarano di non sapere cos'è un  feed RSS
  • il 37% dei giornalisti interpellati (il 35.4% dei giornalisti di meno di 36 anni) dichiarano di non sapere cos'è un podcast.
Il ché significa che l'8.8% dei giornalisti interpellati (oltre il 10% dei giornalisti di meno di 36 anni) si illude di sapere cos'è un podcast, che in realtà è soltanto un tipo particolare di feed RSS. Come se la stessa proporzione di meccanici dicesse di sapere cos'è una chiave a inglese esagonale ma di non sapere  cos'è una chiave inglese.

Per concludere

1) Affinché la complementarietà tra blog e giornalismo annunciata da Marco Faré si possa realizzare in Svizzera, occorerà che i nostri giornalisti professionali imparino a conoscere i  nuovi ferri del mestiere dell'informazione e della comunicazione utilizzati dai blogger e altri "citizen journalists" fornitori di informazioni alernative. Altrimenti, rischiano  di trovarsi totalmente  superati dai nuovi modi di fare informazione.

2) Non è affatto detto che il blog scritto - che sia lineare a mo' di  rotolo di carta cucina o persino ampliato dall'uso dei commenti e dei tag che permettono di creare percorsi alternativi a quello puramente cronologico - rimanga in futuro il principale veicolo del "citizen journalism", del giornalismo alternativo militante prodotto da cittadini senza formazione mediatica ufficiale. 
Quando le risorse online utilizzabili a tutti si limitavano a liste di discussione e forum,  i citizen journalists utilizzavano liste e forum. Poi sono arrivati i blog e i citizen journalists hanno cominciato ad utilizzare anche i blog, ma senza rinunciare alle liste e ai forum. Adesso che si sono molteplicate le possibilità di hosting a prezzo abbordabile o addirittura gratuite per documenti audio e video, i citizen journalists utilizzano anche queste per offrire un'informazione alternativa multimediale. I citizen journalists non hanno aspettato l'arrivo dei feed RSS per creare reti di condivisione dell'informazione - ecc.
L'atteggiamento dei citizen journalists verso l'innovazione tecnologica è molto pragmatico: se un nuovo strumento funziona, è semplice, è accessibile a una maggioranza e non soltanto a una minoranza che si può permettere i modelli più perfezionati di computer e una connesssione internet superveloce, lo si utilizza. Altrimenti no.
E da bricoleur provetti, non scartano gli strumenti utilizzati in precedenza, ma combinano tutti gli strumenti che hanno a disposizioni in configurazioni determinate dalle circostanze e dalle condizioni. Vedi la molteplicità di risorse allestite in poche ore dai citizen journaliss per aiutare le vittime di katrina  l'anno scorso: categorie/tag su flickr.com per permettere il reperimento veloce di foto di persone scomparse / ricercate / ritrovate, di un numero telefonico tramite il quale registrare un messaggio vocale con il cellulare in un podcast, banche dati - soprattutto diffusione capillare delle spiegazione sull'utilizzazione di queste risorse, e organizzazione dei dati raccolti in banche dati. (3)
Quindi, è verosimile che il citizen journalism del futuro ricorra a combinazioni diverse e flessibili di varie risorse, rese compatibili dal rispetto di standard universali e da una categorizzazione adattabile tramite tag. I blog saranno soltanto una fra tante di queste risorse.


(1) Però vedi l'avvertimneto della redazione in MacchiaRadio Speciale Elezioni 2006: il Giorno del Giudizio: "....la diretta della trasmissione cui facciamo riferimento qui sotto è durata per l’esattezza dodici ore e ventiquattro minuti, il che peraltro rende quello dello speciale elezioni di MacchiaRadio il podcast italiano parlato più lungo mai realizzato. In Italia di sicuro. Il punto è che chi desidera ascoltarlo va avvertito preventivamente. Gli speaker di MacchiaRadio non rispondono di eventuali iPod poco capienti saturati dalle loro cazzate."
(2) Vedi la categoria AudioVideo di Kilombo, il metablog delle sinistre, e a destra, la categoria Media & New Media di Tocqueville, la città dei liberi.
(3) Si dà il caso che funzionava ancora in gran parte la rete di telefonia mobile dopo l'uragano, permettendo appunto l'uso di flickr e del podcast. Altrimenti i citizen journalists avrebbero organizzato la diffusione capillare delle istruzioni per l'uso dei segnali di fumo e del codice morse.