estratto dalla Newsletter CLUSIT del 31 agosto 2004
CLUSIT ASSOCIAZIONE ITALIANA PER LA SICUREZZA INFORMATICA -
http://www.clusit.it==================================
3. COMPUTER CRIME - PHISHING
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(Fonte: ANSSAIF - Associazione Nazionale Specialisti Sicurezza in
Aziende di Intermediazione Informatica)
Il nostro laboratorio sul Phishing segnala che nello scorso mese di
agosto sono pervenute alcune email indirizzate a residenti italiani, ma
riguardanti i loro rapporti con una grande banca internazionale
americana.
Una ricerca più approfondita, ha soltanto permesso di accertare che i
destinatari erano abbonati ad un sito statunitense fornitore di notizie
finanziarie.
Le email contenevano un invito a connettersi al sito della banca
(naturalmente "fasullo", ma in tutto e per tutto uguale a quello
originale) per ricevere gratuitamente istruzioni per una migliore
sicurezza nelle operazioni di acquisto su Internet. Per fare ciò, veniva
chiesto di fornire i propri dati personali.
Ciò al momento conferma l'assenza di attacchi di questo tipo a clienti
italiani di banche italiane.
Sul fronte dell'andamento in generale del fenomeno, ultimamente si sono
avuti negli USA circa 250.000 email riguardanti questa tipologia di
attacco nel mese di luglio; a tale ritmo, si hanno volumi paragonabili a
quelli avvenuti in occasione di attacchi di noti virus (Code Red, NIMDA,
Slammer).
Inoltre, il Gruppo Anti Phishing (APWG), costituito come noto da 400
aziende, fra le quali le maggiori banche americane, segnala che il tasso
di crescita del numero di attacchi è attorno al 50% al mese.
Al momento sono attaccati i clienti delle banche inglesi, americane ed
australiane.
http://www.infoworld.com/article/04/08/04/HNphishingattacks_1.html I danni sono al momento stimati in oltre 400.000.000 US$, senza
considerare la perdita di immagine e di clienti subita dalle banche
colpite.
http://www.finextra.com/fullstory.asp?id=12173 Tra le nuove modalità di attacco, si segnalano quattro casi di un certo
interesse.
Il primo, si presenta come una possibile fonte di finanziamento per
credito personale. Se l'interessato inserisce alcune informazioni che lo
riguardano, e necessarie per costruire il profilo di rischio del
soggetto, il sito restituisce adeguate informazioni sulla possibilità di
ottenere prestiti personali.
E' chiaro che così facendo, il soggetto dà delle informazioni che
possono essere utilizzate sia per essere rivendute, sia per portare
attacchi di phishing o per compiere frodi.
Una domanda potrebbe sorgere spontanea: nessuno è così sciocco (si
spera) da dare il proprio nome ed indirizzo! E' vero, ma non occorre
essere grandi esperti per sapere che il pc di ognuno di noi contiene
molte informazioni quali: a chi è intestata la licenza di un software;
chi per default è l'autore dei documenti Word (contenuto in Proprietà);
ecc. Non è quindi eccessivamente difficile (Su questo tema delle
informazioni contenute in un qualsiasi computer e su come ottenerle, il
nostro laboratorio metterà presto a disposizione nella pagina "White
papers" una specifica e dettagliata nota tecnica)
Per maggiori informazioni sulla notizia data:
http://www.oswegodailynews.com/yourmoneyarticle.asp?id=46706§ion=yourmoney&network=oswegoIl secondo caso riguarda il sempre maggior uso dei banner pubblicitari
quale veicolo per l'inserimento di trojan e "malware" sui computer.
Per maggiori informazioni:
http://news.netcraft.com/archives/2004/08/06/phishing_attacks_using_banner_ads_to_spread_malware.htmlIl terzo caso che riportiamo, riguarda un avviso della banca irlandese
AIB che ha avvertito i suoi clienti che potrebbe apparire, mentre
operano in rete, un loro presunto invito a fornire dei dati personali
(in allegato abbiamo riportato la pagina web della AIB con l'avviso).
E' il classico caso di phishing, ma ciò che "stuzzica" l'interesse è che
questo messaggio appariva anche quando l'utente era collegato con il
servizio di home banking ufficiale della AIB.
Si possono fare diverse ipotesi, ma l'ideale sarebbe poter avere
maggiori dettagli, onde capire se vi è stata una nuova modalità e
quale.Ci stiamo interessando con la polizia per avere tali informazioni.
Il quarto caso, riguarda un attacco attualmente in corso e diretto a non
residenti negli Stati Uniti, non cittadini americani, possessori di una
casa negli USA.
A questi perviene una presunta lettera dall'ufficio delle tasse (IRS)
con un modulo da compilare (IRS Form W-8BEN, "Certificate of Foreign
Status of Beneficial Owner for United States Tax Withholding," ) qualora
vogliano evitare di pagare l'aliquota massima sulla proprietà. Il modulo
prevede la dichiarazione di dati personali, atti successivamente a
perpetrare azioni fraudolente a carico dell'ignaro dichiarante.
Dato che l'argomento tasse è un tema che trova tutti molto
sensibilizzati, l'"esca" è davvero allettante!
Per maggiori informazioni:
http://www.webcpa.com/WebCPA/index.cfm/txtFuse/dspShellContent/fuseAction/DISPLAY/numContentID/53443/numSiteID/12/numTaxonomyTypeID/10/numTaxonomyID/937.htmIl caso precedente non avrebbe nulla di particolare (Totò e soci ci
hanno abituato a ben più sofisticati sistemi per ingannare gli ingenui!)
se non fosse che le lettere e le email vengono sempre più indirizzate ai
corretti destinatari.
Ciò vuol dire una cosa sola: i criminali riescono ad avere le
informazioni giuste.
A questo proposito, di un certo interesse è la notizia che una ricerca
con il motore Google ha permesso di individuare possessori di carte di
credito con riferimenti personali, fra i quali anche il numero della
carta.
Malgrado fosse stato riferito che i numeri erano obsoleti, alcune
persone, contattate direttamente, avrebbero confermato la qualità
dell'informazione.
Siccome non è la prima volta che informazioni trovate in rete sono
servite per un attacco, e dato che non possiamo pensare che si sia
trattato di una scelta voluta, non possiamo che dedurne che, a meno di
una alquanto rara disattenzione o ingenuità, si sia trattato di
un'apertura inaspettata di un server al mondo esterno.
Appare quindi sempre più necessario che nelle nostre aziende, se ancora
non fatto,
- classifichiamo le informazioni in base alla riservatezza,
- teniamo sotto controllo quali informazioni sono in rete, e
- ci accertiamo non siano tali da poter fornire informazioni utili ad
eventuali criminali (nel qual caso le inseriamo fra quelle dichiarate
riservate e quindi non divulgabili).
In particolare, dobbiamo fare attenzione che quando ci sono delle
modifiche alle applicazioni Web, non si creino delle "aperture" non
volute, sfruttabili queste da hacker per accedere all'interno di uno o
più server.
Sottolineiamo questo possibile attacco in quanto non molto tempo fa, nel
corso del periodico "vulnerability assessment" operato da una Società
specializzata, è stata accertata questa debolezza presso un nostro
associato che ha il sito gestito in outsourcing; chiaramente gli
sviluppatori della Società sono caduti dalle nuvole! (Qui si porrebbe il
problema dell'outsourcing e delle relative clausole contrattuali che,
nella fattispecie, qualora fosse stato un hacker ad impadronirsi del
server, non avrebbero coperto il possibile danno reputazionale, legale
ed operativo subito dalla banca).
Ma su questo problema ci ritorneremo prossimamente.
Per maggiori informazioni sull'episodio che ha interessato Google
consultare:
http://news.com.com/2100-1029-5295661.htmlA titolo di curiosità, a proposito di eccessive informazioni in rete,
citiamo un articolo nel quale si riporta che il Dipartimento di Home
Security ha trovato sul Web descrizioni particolareggiate, e anche
tridimensionali, degli edifici di aziende americane, possibili obiettivi
terroristici in New York. Fra questi casi, Citygroup, noto obiettivo, ha
anche riportato sufficienti informazioni atte ad indicare un punto
debole nella struttura di sostegno dell'intero edificio.
Le aziende sono state invitate cortesemente a non aiutare i terroristi.
http://www.computerworld.com/securitytopics/security/story/0,10801,95108,00.htmlestratto dalla Newsletter CLUSIT del 31 agosto 2004
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